Boy with a computer

Cybermobbing

Nome della chat di gruppo: «Tutti contro Jannis»

Escludere, emarginare, ridicolizzare: a differenza di quello offline, il cyberbullismo non si ferma neanche dopo la scuola, spesso è subdolo e inizia col primo cellulare. Come i genitori possono proteggerne i propri figli.

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Kristina Reiss (Testo) / Getty Images (Foto)
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Il padre rabbrividisce per ciò che legge nella chat di suo figlio: c'è un nuovo gruppo che si chiama «Tutti contro Jannis». Jannis è suo figlio. Sharmila Egger lavora come psicologa presso l'associazione Zischtig, specializzata nell'educazione ai media di bambini e ragazzi. A lei si rivolgono spesso genitori come il padre di Jannis, che non sanno che fare. E ci spiega: «Per bullismo si intende il bersagliare a lungo e continuamente qualcuno con vessazioni, scherni, svilimenti.» Il confine tra scherzi e bullismo è fluido.

La perfidia del cyberbullismo è che non si ferma neanche dopo la scuola ma continua online. L'esclusione e la ridicolizzazione avvengono ad esempio su Whatsapp, Instagram o Snapchat. Il fenomeno si estende anche alla piattaforma MS-Teams, usata per le attività scolastiche, come pure a quelle dedicate ai videogiochi. «L'uso delle chat è incredibilmente aumentato tra i bambini», afferma Egger, «e con esso il problema del cyberbullismo». Che inizia con il primo cellulare o il primo tablet, cioè a volte già dalla terza classe.

Ci sono segnali d'allarme?
Il cyberbullismo spesso è subdolo, così che i genitori stessi che leggono le chat dei propri bambini impiegano parecchio ad accorgersene. Spesso chi ne è vittima si vergogna a parlarne. I genitori devono però drizzare le antenne se notano qualche cambiamento in loro figlio: è spesso mogio? Lamenta di continuo mal di testa o di stomaco? Non ha appetito? Non vuole più uscire? O improvvisamente non ha più voglia di navigare in internet?

Come devono reagire i genitori se loro figlio è vittima di cyberbullismo?
«È importante che i genitori restino lucidi e non mostrino rabbia o paura», spiega la psicologa. Ciò trasmetterebbe al bambino un sentimento negativo; non vorrebbe infatti affliggere ulteriormente i genitori. Invece è meglio dire: «Grazie di esserti confidato con noi, ci pensiamo noi». Dato che la maggior parte dei casi si verifica nel contesto scolastico, vanno coinvolti anche gli insegnanti. «Restare risoluti e insistere sul fatto che le cose cambieranno», consiglia Egger. «La chiave è sempre nel gruppo classe». Anche istituzioni specialistiche come Pro Juventute o i servizi cantonali di consulenza per la gioventù possono offrire ulteriore aiuto.

Cosa devono assolutamente evitare i genitori?
I genitori devono trattenersi da esternazioni come «Devi saperti difendere!», che fanno credere al bambino di dover risolvere da solo il problema o di fare lui qualcosa di sbagliato. È anche bene non chiamare i genitori del presunto o della presunta colpevole, «crea solo un'escalation», spiega Egger.

Qual è la prevenzione migliore per bambini della scuola primaria?
«Lo snodo più importante sono i genitori», sostiene Sharmila Egger. Madri e padri devono vigilare sui bambini della scuola primaria. Dando loro il primo cellulare, va detto chiaramente: «Questo dispositivo è il tuo, ma noi genitori dobbiamo sapere cosa ci fai».

E con i teenager?
Nell'adolescenza per i genitori è più difficile conservare una visione d'insieme, sopratutto quando entrano in gioco app come Snapchat che non salvano automaticamente i post. Inoltre lo smartphone diventa sempre più parte della sfera privata. Ciononostante i genitori devono tenere fermi alcuni punti: per esempio guardando una volta alla settimana con il loro teenager le app utilizzate. «Questo va ad ogni modo preannunciato esplicitamente», raccomanda Egger, in modo che i ragazzi abbiano il tempo di fare ordine nel loro dispositivo, riordino che lascia comunque ai genitori modo di farsi un'idea. Importante: quando lo si fa, il cellulare resta in mano al ragazzo. «Se i genitori si interessano a quello che i loro figli fanno in rete, ai bambini si trasmette una sensazione positiva», afferma la psicologa. «Così sanno: ci pensano i miei genitori».

Quali sono le regole generali per l'uso dei social media?
I genitori ne devono essere consapevoli: quando si inizia con le chat, le escalation sono normali, «I bambini devono prima impararlo», sostiene Egger. «Offline gli individui alfa sopraffanno i deboli: online è la stessa cosa.» Il fatto che i bambini frequentino sempre più precocemente i social media ha anche dei vantaggi: «Così imparano prima a usarli, ma sempre in una fase in cui i genitori li controllano ancora strettamente.» Su Famigros trovi dei consigli per proteggere di più i tuoi bambini dai pericoli di internet. E scopri anche come i teenager possono proteggere meglio i propri dati in rete.

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