Minuscoli e colorati frammenti di plastica (più piccoli di 1 mm)

Microplastiche

Microplastica: la marea di plastica invisibile

Molte persone continuano a pensare che i rifiuti di plastica siano un problema soprattutto nei mari. Eppure anche Svizzera, in ogni giardino, ruscello e campo è presente un’ingente quantità di plastica. Il più delle volte i pezzetti sono talmente piccoli da non essere visibili a occhio nudo.

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Simon Koechlin
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Macro, micro, nano

I pezzi di plastica più grossi di 5 millimetri si definiscono macroplastiche. Quando questi pezzi restano a lungo nella natura, si frantumano ulteriormente, rimpicciolendosi e diventando così microplastiche. Continuando a disgregarsi, al punto da avere diametri inferiori al millesimo di millimetro, questi frammenti vengono definiti nanoplastiche.

Ecco come finiscono nell’ambiente le microplastiche

In Svizzera, ogni anno finiscono disperse nell’ambiente circa 14’000 tonnellate di plastica. Quasi due terzi, 8900 tonnellate, sono detriti di pneumatici. La seconda fonte più consistente, 2700 tonnellate, è cosituita da rifiuti gettati o abbandonati per negligenza. Nella produzione e nello smaltimenti di materie sintetiche nonché nell’edilizia si disperdon alle 1100 tonnellate. Dalle economie domestiche poi, attraverso le acque di scarico finiscono nell’ambiente altre quantità di materie sintetiche disperse dai cosmetici o nel lavaggio di tessuti sintetici. Secondo una nuova ricerca dell’organizzazione per la tutela dei mari OceanCare, ogni anno in Svizzera si producono 95 kg di rifiuti di plastica pro capite.

La plastica resta, e per tanto, tanto tempo

Le materie sintetiche perdurano per secoli. Per questo la plastica si accumula ovunque. Già anni fa circolavano le foto di immani ammassi di plastica sparsi negli oceani per tutto il mondo. Ma enormi quantità di plastica si nascondono anche nel suolo. In un kg di terra prelevato da un campo di Felben-Wellhausen, in Turgovia, e analizzato su mandato della rivista K-Tipp, un laboratorio specializzato ha riscontrato la presesenza di oltre 100’000 particelle di plastica. Nel 2018 delle ricercatrici e dei ricercatori dell’Università di Berna hanno trovato della plastica persino nel suolo di remotissime zone di montagna.

Microplastiche nell’aria e nei locali interni

Delle minuscole particelle di plastica fluttuano anche nell’aria! Il vento le porta con sé, come la polvere, fin nelle più lontane parti del mondo. E alla fine del loro viaggio, soprattutto con la pioggia e con la neve, ricadono sulla Terra da qualche parte. Particolarmente elevato è l’inquinamento dell’aria causato dalle microplastiche nei locali interni. Perché da divani, sedie per ufficio, spazzolini o suole si distaccano in continuazione minuscole particelle di plastica.

Ogni settimana ingoiamo un bel po’ di plastica

Le microplastiche non si astengono dall’incunearsi nei tessuti organici. Le piante ne assorbono le minuscole particelle dalle radici. Nello stomaco degli animali marini è ormai da anni che si trovano pezzi di plastica più o meno grossi. E da uno studio condotto in Australia è risultato che ciascuno di noi ogni settimana ingoia circa 2000 particelle di plastica senza accorgersene. Sono circa cinque grammi: il peso di una carta di credito.

Quanto è pericolosa la plastica per le persone e per gli animali?

Se questi corpi estranei siano un pericolo per la salute, non è ancora affatto chiaro. Alcuni studi sono tranquillizzanti, anche perché sia uomini che animali espellono rapidamente e senza digerirla la maggior parte delle particelle assunte. I risultati di altri studi sono invece inquietanti: l’Eawag, l’Istituto federale di scienze e tecnologie acquatiche del Politecnico, ha scoperto che le chiocciole d’acqua dolce che assimilano nanoplastiche con la loro alimentazione non sono più in grado di riprodursi. E negli esseri umani le particelle di plastica si trovano, tra l’altro, nel sangue, col rischio che infiammino le pareti dei vasi sanguigni. Per di più, molte materie sintetiche sono addizionate di sostanze chimiche.

Con questi 5 consigli riduci le microplastiche nella quotidianità

1. Basta littering

Chi non getta via o abbandona per negligenza né bottiglie di PET né sacchetti di plastica, fa già tanto per l’ambiente. Chi poi di tanto in tanto si china a raccogliere dei rifiuti o addirittura partecipa a un Clean-Up-Day nel proprio comune, fa pure molto di più.

2. Usa oggetti riutilizzabili invece che monouso

Bicchieri da caffè di plastica e imballaggi in materia sintetica per snack costituiscono una parte non trascurabile dei rifiuti di plastica. Molti bar e chioschetti offrono alimenti o caffè da asporto da mettere in contenitori che ci si porta da casa. In tanti negozi si possono acquistare frutta e verdura in borse o reti di stoffa riutilizzabili. Delle filiali Migros della Svizzera centrale, del canton Friburgo, della città di Losanna, e alcune filiali selezionate della città di Zurigo offrono il sacco per la raccolta della plastica per il riciclo di questo materiale. Second Ocean Care, però, viene incenerito ancora tra l’85 e il 90 dei rifiuti di plastica svizzeri.

3. Scegli alternative senza plastica

A sempre più prodotti ci sono alternative senza plastica. La spugna di luffa Miobrill Greenline ad esempio è una spugna per uso domestico puramente vegetale fatta con i frutti della luffa, una pianta rampicante che cresce in Asia, Australia e nel Pacifico meridionale. È un sostituto perfetto delle spugne gialle in materia sintetica.

4. Usa meno l’auto

Evitare di usare l’auto è la più classica delle misure per la protezione dell’ambiente. E aiuta anche contro la dispersione delle microplastiche nell’ambiente, perché così non si producono detriti dagli pneumatici. Chi non può fare a meno dell’auto, può comunque provare a evitare partenze brucianti e brusche frenate, in modo da ridurre l’attrito.

5. Indossa cotone e affini invece di indumenti di fibre sintetiche

Microfibre, nylon o poliestere sono componenti di molti tessili. Il problema è che ad ogni lavaggio rilasciano minuscole particelle di plastica. Con vestiti di cotone, lino o viscosa il problema scompare. In commercio ci sono comunque sacchetti da bucato che impediscono il dilavamento di microplastiche dai vestiti di fibre sintetiche.